Guida alla separazione consensuale

La separazione consensuale è il percorso attraverso il quale i coniugi decidono di separarsi regolando, di comune accordo, gli aspetti personali, economici e familiari della crisi matrimoniale.

È spesso percepita come una soluzione “semplice” perché presuppone l’accordo tra i coniugi. In realtà, anche quando vi è una volontà condivisa di separarsi, è importante che le condizioni di separazione siano formulate in modo chiaro, equilibrato e sostenibile nel tempo, soprattutto quando vi sono figli, immobili, obblighi di mantenimento o questioni patrimoniali da disciplinare.
Una separazione consensuale ben costruita può ridurre il conflitto, contenere i tempi e prevenire future controversie. Al contrario, un accordo generico o incompleto può creare successivamente difficoltà, rendendo necessario modificare le condizioni o avviare nuovi procedimenti.

Che cos’è la separazione consensuale

La separazione consensuale è la separazione fondata sull’accordo dei coniugi.L’accordo può riguardare, a titolo esemplificativo:

  • l’affidamento e la collocazione abitativa dei figli;
  •  i tempi di permanenza dei figli con ciascun genitore;
  •  il contributo al mantenimento dei figli;
  • l’eventuale assegno in favore del coniuge economicamente più debole;
  • l’assegnazione della casa familiare;
  • la ripartizione delle spese ordinarie e straordinarie relative ai figli;
  • eventuali accordi patrimoniali relativi ai beni acquistati durante il matrimonio.

La separazione non scioglie il matrimonio: il vincolo matrimoniale resta, ma vengono regolati gli effetti della crisi coniugale. Il divorzio, invece, interviene in una fase successiva e determina lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario.

Separazione consensuale e separazione giudiziale: la differenza

La separazione consensuale presuppone che i coniugi abbiano raggiunto un accordo sulle condizioni della separazione.
La separazione giudiziale, invece, si rende necessaria quando manca l’accordo: ad esempio perché i coniugi non concordano sull’affidamento dei figli, sull’assegno di mantenimento, sulla casa familiare o su altri aspetti rilevanti.

La separazione consensuale, quando possibile, consente normalmente una gestione meno conflittuale della crisi familiare. Tuttavia, il consenso non deve essere confuso con la rinuncia alla tutela dei propri diritti: l’accordo deve essere valutato con attenzione, tenendo conto delle esigenze immediate e delle conseguenze future.

Come si presenta la domanda di separazione consensuale

Nel procedimento davanti al Tribunale, la separazione consensuale viene proposta con ricorso congiunto. Dopo la riforma del processo di famiglia, il procedimento su domanda congiunta è disciplinato dall’art. 473-bis.51 del codice di procedura civile. La domanda si propone al Tribunale del luogo di residenza o domicilio dell’una o dell’altra parte (in presenza di figli minori, la competenza spetta al giudice del luogo in cui i figli vivono abitualmente) e il ricorso deve contenere, tra l’altro, le condizioni relative ai figli, ai rapporti economici e alle disponibilità reddituali e patrimoniali delle parti.

Il giudice valuta l’accordo e può chiedere chiarimenti. Quando sono coinvolti figli, il controllo riguarda in particolare la conformità delle condizioni all’interesse dei minori. Se gli accordi risultano in contrasto con l’interesse dei figli, il giudice può convocare le parti e indicare le modifiche necessarie; se non viene trovata una soluzione idonea, la domanda può essere rigettata allo stato.

È sempre necessario andare in Tribunale?

Non sempre. Oltre al ricorso congiunto davanti al Tribunale, l’ordinamento prevede strumenti alternativi.
Uno di questi è la negoziazione assistita, che consente ai coniugi di raggiungere un accordo con l’assistenza di almeno un avvocato per parte. La negoziazione assistita può essere utilizzata per soluzioni consensuali di separazione personale, divorzio e modifica delle condizioni di separazione o divorzio. In presenza di figli minori, figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti, l’accordo deve essere autorizzato dal Procuratore della Repubblica, il quale valuta l’interesse dei figli.

In alcuni casi più semplici, è possibile concludere l’accordo davanti all’ufficiale dello stato civile. Questa strada è però limitata: è ammessa in assenza di figli minori, figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti; inoltre, l’accordo davanti al Comune non può contenere patti di trasferimento patrimoniale.
La scelta dello strumento più adatto dipende dalla situazione concreta: presenza di figli, patrimonio, immobili, assegni, rapporti economici tra coniugi, urgenze e necessità di rendere l’accordo completo ed efficace.

Quali aspetti regolare nell’accordo di separazione

Un accordo di separazione consensuale dovrebbe essere il più possibile chiaro e completo.
Tra gli aspetti più importanti vi sono:

1. Figli, affidamento e tempi di permanenza
Quando vi sono figli, occorre disciplinare l’affidamento, il collocamento, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, anche per i periodi delle vacanze e delle festività.
È opportuno evitare formule generiche. Un calendario poco chiaro può generare conflitti successivi, soprattutto nei periodi di vacanza o in caso di turni lavorativi complessi.

2. Mantenimento dei figli
L’accordo le modalità di contribuzione al mantenimento dei figli da parte di ciascun genitore, tenendo conto delle esigenze dei figli, dei redditi dei genitori, dei tempi di permanenza e dell’organizzazione familiare.
In genere a carico del genitore non convivente con i figli viene previsto un contributo mensile fisso che copre le spese ordinarie di vita del figlio (vitto, alloggio e abbigliamento, ecc.) e un contributo variabile per le spese straordinarie mediche, scolastiche, sportive e ludico-ricreative, che vanno rimborsate a parte.
E’ utile distinguere le spese ordinarie, comprese nell’assegno mensile, dalle spese straordinarie, indicando quando devono essere concordate preventivamente e in quale percentuale devono essere ripartite tra i genitori.

3. Casa familiare
La casa familiare è spesso uno degli aspetti più delicati. La sua assegnazione non dipende dalla proprietà dell’immobile, ma esclusivamente dall’interesse dei figli a conservare, quando possibile, l’ambiente domestico di riferimento.
Se non vi sono figli, l’attribuzione della casa segue criteri diversi e deve essere valutata in rapporto alla proprietà, ai contratti in essere e agli eventuali accordi economici tra i coniugi.

4. Assegno di mantenimento tra coniugi
In alcuni casi può essere previsto un assegno in favore del coniuge che non dispone di redditi adeguati. La valutazione richiede attenzione, perché deve tenere conto della situazione economica di entrambi, della durata del matrimonio, dell’organizzazione familiare precedente e delle condizioni concrete dopo la separazione.

5. Aspetti patrimoniali
La separazione può coinvolgere conti correnti, mutui, finanziamenti, beni mobili, immobili, società o attività professionali. Quando vi sono rapporti patrimoniali complessi, è importante valutare se inserirli nell’accordo di separazione o se regolarli con atti separati, anche con il supporto di altri professionisti, come notai o commercialisti.

Quali documenti servono

I documenti necessari possono variare a seconda del caso. I documenti essenziali sono i seguenti:

• estratto per riassunto dell’atto di matrimonio;
• certificato di residenza e stato di famiglia;
• dichiarazioni dei redditi degli ultimi anni;
• documentazione bancaria dell’ultimo triennio;
• certificati di proprietà di veicoli e natanti;
• visure catastali attestanti le proprietà immobiliari;
• documentazione relativa a stipendi, pensioni, attività professionali o societarie;
• documenti su mutui, finanziamenti, immobili, contratti di locazione;
• spese scolastiche, sanitarie, sportive o straordinarie dei figli;
• eventuali accordi già raggiunti tra i coniugi.

La raccolta completa della documentazione consente di formulare condizioni più precise e riduce il rischio di contestazioni future.

Dopo quanto tempo si può chiedere il divorzio?

La separazione consensuale non coincide con il divorzio. Dopo la separazione, il divorzio può essere richiesto quando siano maturati i presupposti previsti dalla legge.
In caso di separazione consensuale, il termine per proporre domanda di divorzio è di sei mesi.
È importante precisare che il decorso del termine non rende automatico il divorzio: occorre comunque presentare una domanda e regolare le relative condizioni.

Si possono chiedere insieme separazione e divorzio?

Dopo la riforma del processo familiare, si è posto il tema della possibilità di proporre con un unico ricorso la domanda di separazione e quella di divorzio.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 28727 del 16 ottobre 2023, ha affermato l’ammissibilità del ricorso proposto dai coniugi con domanda congiunta e cumulata di separazione e di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio nell’ambito del procedimento di cui all’art. 473-bis.51 c.p.c.
Si tratta di una scelta processuale che deve essere valutata caso per caso. Non sempre è la soluzione più opportuna: dipende dalla stabilità dell’accordo, dalla presenza di figli, dagli assetti patrimoniali e dalla prevedibilità delle condizioni future.

Separazione consensuale non significa accordo affrettato

Uno degli errori più frequenti è pensare che, poiché la separazione è consensuale, sia sufficiente “mettere per iscritto” ciò che i coniugi hanno già deciso.
In realtà, l’accordo di separazione produce effetti importanti sulla vita personale, familiare ed economica. Prima di firmare, è opportuno chiedersi:
l’accordo tutela adeguatamente i figli?
i tempi di frequentazione sono concretamente sostenibili?
il contributo economico è proporzionato?
le spese straordinarie sono disciplinate in modo chiaro?
la casa familiare è regolata correttamente?
l’accordo tiene conto di possibili cambiamenti futuri?
vi sono aspetti patrimoniali da valutare separatamente?

Un accordo equilibrato deve essere comprensibile, applicabile e costruito sulla situazione reale della famiglia.

Quando rivolgersi a un avvocato

L’assistenza di un avvocato è importante in ogni caso, per avere un quadro chiaro e completo dei propri diritti e delle possibili conseguenze dell’assetto separativo.

E’ però fondamentale quando:
• vi sono figli minori;
• uno dei coniugi ha redditi molto diversi dall’altro;
• vi sono immobili, mutui o attività economiche cogestite;
• uno dei coniugi vive all’estero o ha cittadinanza straniera;
• l’accordo riguarda anche questioni patrimoniali;
• si desidera valutare la possibilità di negoziazione assistita;
• si vuole capire se proporre anche domanda di divorzio congiunto.

Nel diritto di famiglia, il ruolo dell’avvocato non è soltanto quello di predisporre atti, ma anche di aiutare la persona a comprendere le conseguenze delle scelte che sta compiendo.

In conclusione

La separazione consensuale può rappresentare una soluzione efficace e meno conflittuale alla crisi familiare, ma richiede attenzione, competenza e capacità di prevedere le conseguenze dell’accordo nel tempo.
Ogni famiglia ha una storia diversa. Per questo è importante evitare soluzioni standard e costruire condizioni adeguate alla situazione concreta: figli, redditi, casa, patrimonio, tempi di cura e prospettive future.

Lo Studio Legale dell’avv. Barbara D’Angelo assiste le persone nelle questioni di separazione, divorzio, affidamento dei figli e diritto di famiglia, con un approccio orientato alla tutela della persona, dei minori e della riservatezza. L’avv. Barbara D’Angelo è avvocato specialista in diritto della persona, delle relazioni familiari e dei minorenni.
Per richiedere una consulenza riservata, è possibile contattare lo Studio nel form di contatatti descrivendo sinteticamente la propria situazione familiare.