Assistenza legale nelle questioni relative alla convivenza di fatto

Avvocato per convivenza di fattoLa convivenza di fatto (detta anche convivenza more uxorio) si caratterizza per la condivisione tra due persone di un progetto di vita comune al di fuori del vincolo del matrimonio o dell’unione civile..
Sotto il profilo dell’investimento affettivo ed emotivo il fatto di essere sposati o conviventi non determina alcuna differenza. Sotto il profilo giuridico, le convivenze sono oggi disciplinate dalla legge n. 76/2016 del 20.5.2016 sulle unioni civili e sulle convivenze di fatto (legge Cirinná), pubblicata sulla G.U. n. 118 del 21.5.2016.

La legge 76/2016 è entrata in vigore il 5 giugno 2016, regola due diversi istituti: le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto tra persone etero o omosessuali.

Se le unioni civili si avvicinano per molti profili al matrimonio, riservato alle coppie di sesso diverso, le convivenze di fatto rimangono un istituto distinto e diverso dal matrimonio e dall’unione civile.

Le differenze attengono il rapporto tra i conviventi, non il rapporto coi figli: grazie alla legge 219/2012, infatti, la posizione giuridica dei figli nati nel matrimonio e fuori da esso è del tutto equivalente.

L’avvocato Barbara D’Angelo, avendo maturato una competenza qualificata sulle questioni personali e patrimoniali della famiglia di fatto e grazie al costante aggiornamento professionale, fornisce consulenza ed assistenza qualificate relativamente alle questioni che riguardano la convivenza di fatto, occupandosi, tra l’altro, di:

– rapporti patrimoniali e personali tra i conviventi;

– contratti di convivenza;

– cessazione della convivenza e crisi della famiglia di fatto;

– regolamentazione dei rapporti con i figli nella frattura della coppia di fatto;

– ordine di allontanamento e misure di protezione contro gli abusi familiari;

– tutela del convivente in ambito successorio.

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Rapporti patrimoniali e personali tra i conviventi

Con la recente riforma sono stati estesi ai conviventi una serie di diritti e doveri reciproci tipici del matrimonio, più esattamente i conviventi sono tenuti a rispettare l’obbligo di coabitazione, l’obbligo di reciproca assistenza morale ed economica ed il dovere di contribuire alle esigenze della famiglia.

Sono considerati “conviventi di fatto” due persone unite stabilmente da legami di coppia affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale, non legate da parentele, affinità, adozione, matrimonio o unione civile.

Per assumere rilievo giuridico, la convivenza non richiede una dichiarazione formale innanzi all’ufficiale di stato civile: non vi è necessità, dunque, di formalizzare il rapporto.
Il comma 36 dell’art. 1 della legge 76/2016 per l’accertamento della convivenza debba farsi riferimento allo stato di famiglia anagrafico. Non è escluso, tuttavia, che la prova del rapporto di convivenza possa essere fornita anche in altri modi.

Il rapporto di convivenza determina il sorgere di alcuni diritti reciproci in capo ai conviventi, oltre a quelli indicati sopra,
– il diritto al risarcimento del danno in caso di decesso del partner o di lesioni ai danni del medesimo ( in questo caso la legge ha trasferito in precetto l’elaborazione giurisprudenziale in materia di responsabilità civile),

– i diritti spettanti al coniuge in materia di assistenza penitenziaria ;

– il diritto al subentro nel rapporto di locazione ;

– il diritto agli alimenti per l’ex convivente che versi in stato di bisogno.

Riguardo agli alimenti, è bene sottolineare che la prestazione alimentare non va confusa con il mantenimento: l’obbligo di mantenimento dopo la cessazione della convivenza, originariamente presente nel disegno di legge, é stato espunto dalla versione finale approvata dal Parlamento.
Gli alimenti sono dovuti soltanto se l’ex convivente versa in stato di bisogno e non dispone dei mezzi per sopravvivere: una situazione di difficoltà economica estrema, ben diversa dal mantenimento che é finalizzato a consentire la conservazione del tenore di vita goduto durante il rapporto di convivenza.
L’obbligazione alimentare va disposta dal giudice, su richiesta dell’avente diritto, in caso di cessazione della convivenza.
In forza della legge 76/2016, il convivente é stato inserito tra gli obbligati alla corresponsione della prestazione alimentare, dopo il coniuge, gli ascendenti ed i discendenti e prima dei fratelli e delle sorelle.

La legge 76/2016 inoltre estende al convivente il diritto di visita e di accesso alle informazioni sanitarie personali in caso di malattia o di ricovero del convivente.

Innovativa la disciplina sulla designazione preventiva in caso di malattia incapacitante o di morte: la legge 76/2016 stabilisce, infatti, che il convivente potrà designare l’altro convivente come suo rappresentante, con poteri pieni o limitati, per le decisioni sanitarie in caso di malattia che comporti incapacità di intendere e di volere.
Allo stesso modo, potrà designarlo come rappresentante in caso di morte, per le decisioni che riguardino la donazione degli organi, il trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.
Per la designazione è sufficiente una dichiarazione scritta autografa, senza necessità di autentica da parte di pubblico ufficiale. In caso di impossibilità di redigerla, è necessaria la presenza di un testimone (comma 40).

Il convivente potrà altresì essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno del partner e ha diritto ad essere informato su eventuali procedimenti relativi alla limitazione della capacità giuridica del compagno.

La legge 76/2016 non regola le modalità di interruzione della convivenza di fatto. Le modalità concrete sono rimesse alla prassi.
L’unica norma che riguarda espressamente la cessazione della convivenza è il comma 65 dell’art. 1 relativo agli alimenti per l’ex convivente.

Contratti di convivenza

convivenza di fatto 1La legge 76/2016 disciplina i contratti di convivenza, ovvero gli accordi con i quali le parti possono regolare gli aspetti economici della loro convivenza.
Già prima della riforma, i contratti di convivenza erano ammessi nell’ordinamento, come contratti atipici, la cui validità era riconosciuta dall’interpretazione giurisprudenziale e dalla dottrina più avanzata. Si trattava, tuttavia, di uno strumento assai poco conosciuto ed utilizzato.

Con la nuova legge, i contratti di convivenza hanno una specifica disciplina normativa: sono infatti previsti i requisiti di forma e sostanza necessari per la validità dell’accordo.

Per la validità del contratto di convivenza è necessaria la forma scritta solenne dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato.
Per poter essere efficace nei confronti dei terzi, il contratto dev’essere trasmesso entro 10 giorni dalla sua sottoscrizione al comune di residenza dei conviventi, ai fini dell’iscrizione del contratto nei registri anagrafici nei quali è registrata la convivenza. La trasmissione dev’essere effettuata a cura del professionista (notaio o avvocato) che ha autenticato il contratto.

Il contratto di convivenza ha ad oggetto i rapporti patrimoniali relativi alla vita comune, e può contenere
– l’indicazione della residenza comune,
– le modalità di contribuzione alle necessità della vita comune, in relazione alla capacità economica e lavorativa dei partner,
– la scelta del regime patrimoniale della comunione dei beni prevista per il matrimonio ovvero di altro diverso regime.

Non è espressamente prevista, ma non neppure è esclusa, la possibilità per i conviventi di regolamentare le conseguenze della cessazione dell’unione, in passato riconosciuta valida dalla giurisprudenza.

Il contratto di convivenza può essere modificato in qualsiasi momento, sempre mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Il contratto di convivenza si scioglie:

consensualmente, mediante la sottoscrizione da parte di entrambi i conviventi di un atto scritto, autenticato dal notaio o dall’avvocato con cui invalidano il precedente accordo;

– per recesso di una sola delle parti: ciascuna parte può rivolgersi ad un notaio o ad un avvocato dichiarando di volersi liberare dai vincoli pattizi. In questo caso, è prevista una tutela per il convivente che abiti nella casa familiare di proprietà dell’altro: più esattamente, la legge 76/2016 stabilisce che la dichiarazione di recesso dovrà contenere il termine non inferiore a 90 giorni per il rilascio dell’abitazione da parte del convivente;

– nel caso in cui uno dei partner contragga matrimonio o unione civile;

– per morte di una delle parti.

Stante la complessità della nuova normativa sui contratti di convivenza (definita da alcuni interpreti “bizantina”) , è consigliabile rivolgersi ad un professionista esperto in queste specifiche tematiche, che sappia fornire le indicazioni necessarie ed indirizzare le parti alla soluzione più adeguata in relazione alle loro effettive necessità.
L’avvocato Barbara D’Angelo assiste i clienti con professionalità e serietà, premurandosi di individuare, unitamente agli assistiti, le finalità specifiche che essi intendono perseguire ed occupandosi, oltre che, della redazione del contratto di convivenza, della risoluzione di questioni interpretative o applicative di contratti già sottoscritti e dell’eventuale contenzioso.

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Ordine di allontanamento ed altre misure di protezione contro gli abusi familiari

La famiglia non sempre è il luogo sicuro e confortevole che dovrebbe essere. Alle volte nella famiglia si consumano violenze ed abusi ai danni del convivente più debole e dei figli.
Per contrastare il fenomeno della violenza domestica nel 2001 è stata varata la legge 154, con cui sono state introdotte specifiche misure a tutela delle vittime (artt. 342 bis e ter del Codice Civile).

Più esattamente, è stato previsto un procedimento speciale, caratterizzato da particolare snellezza di forme e speditezza, che permette un intervento tempestivo del giudice a salvaguardia delle vittime di maltrattamenti.
Di fronte alla condotta di un convivente che sia causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale o alla libertà dei familiari (dunque, non solo aggressioni e violenze fisiche, ma anche costrizioni e pressioni psicologiche), il giudice può emettere, anche senza previamente consultare l’altra parte, un provvedimento che ordina al convivente violento la cessazione dei comportamenti abusanti e ne dispone l’immediato allontanamento dalla casa comune; può, altresì, vietare l’avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dai familiari (luogo di lavoro, scuola cui sono iscritti i figli, abitazioni dei nuclei di origine, ecc.); può, poi, condannare il convivente a versare un importo mensile a titolo di concorso al mantenimento dei congiunti che, diversamente, si troverebbero privi di mezzi di sostentamento.

Nel provvedimento il giudice può stabilire anche le modalità attuative, ordinando l’intervento della forza pubblica e dell’ufficiale sanitario.
L’ordine di protezione presuppone il rapporto di convivenza ed ha una durata massima di un anno,con possibilità di rinnovo qualora ricorrano determinate condizioni.
Lo studio legale Barbara D’Angelo offre assistenza e consulenza qualificate anche in tale delicato ambito, assistendo le parti in sede giudiziale e nella fase attuativa del provvedimento.

La tutela del convivente in ambito successorio

Le norme sulla successione legittima non prevedono alcuna tutela per il convivente di fatto, il quale è considerato al pari di un estraneo.
È comunque possibile tutelare economicamente la posizione del compagno o della compagna per il tempo successivo alla propria morte mediante il testamento. Naturalmente, le disposizioni testamentarie non dovranno ledere i diritti dell’eventuale coniuge non divorziato e dei figli di colui che redige il testamento, ai quali per legge è riservata una quota dell’eredità (c.d. leggittima).

La legge 76/2016 non è intervenuta più di tanto in ambito successorio: non sono stati previsti diritti successori particolari per il convivente, ma solo un diritto di abitazione.

Pù esattamente, la legge 76 stabilisce che in caso di morte del proprietario della residenza comune, il partner potrà continuare ad abitare la casa per un determinato periodo di tempo, ed in particolare:
– per due anni, in caso di convivenze di durata inferiore al bienno;
– per un periodo corrispondente alla durata della convivenza fino ad un massimo di cinque anni, nel caso in cui la convivenza sia durata più di due anni;
– per un periodo non inferiore a tre anni, indipendentemente dalla durata della convivenza, se coabitino con figli minorenni o disabili nati dall’unione.
Inspiegabilmente, non è prevista dalla legge alcuna tutela quando vi siano figli maggiorenni non economicamente autosufficienti.

Per garantire  una successione sicura e tutelante per il convivente, è  opportuno rivolgersi ad un avvocato esperto e preparato in questo specifico ambito. L’avvocato Barbara D’Angelo ha matutato approfondita conoscenza della materia ed è in grado di fornire consulenza ed assistenza di alto livello. Ed inoltre, grazie al rapporto di consolidata collaborazione con altri professionisti (notaio e commecialista), viene garantito al cliente un supporto completo ed esteso ad ogni problematica di suo interesse.

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