Assistenza legale per l’amministrazione di sostegno

adsL’avvocato Barbara D’Angelo presta consulenza ed assistenza di alto livello nelle diverse questioni relative all’amministrazione di sostegno ed alla protezione delle persone fragili, occupandosi tra l’altro di:

assistenza in giudizio nel procedimento per la nomina di amministratore di sostegno;

– richieste di sostituzione o revoca dell’amministratore di sostegno;

– assistenza in giudizio nel procedimento di interdizione o inabilitazione;

– domanda di sostituzione del tutore o del curatore;

– domanda di revoca dell’interdizione.

L’avvocato Barbara D’Angelo si occupa da anni di amministrazione di sostegno ed ha maturato competenze particolarmente qualificate in questo peculiare ambito. La preparazione professionale si accompagna ad una grande propensione all’ascolto: le problematiche che le persone fragili ed i loro familiari affrontano quotidianamente e per le quali si rivolgono all’avvocato, richiedono di essere trattate con empatia e sensibilità, nel rispetto dei diritti della persona. Lo studio legale Barbara D’Angelo intende rappresentare un punto di riferimento per le persone in difficoltà e per le loro famiglie.

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Che cos’è l’amministrazione di sostegno?

Introdotta nel nostro ordinamento nel 2004, l’amministrazione di sostegno costituisce una misura di protezione delle persone che per l’età o per disabilità fisiche o psichiche, si trovano in una condizione di fragilità, anche temporanea, e non sono in grado di attendere autonomamente ai propri interessi.

Potenziali beneficiari dell’amministrazione di sostegno possono essere le persone affette da patologia psichica, i portatori di handicap gravi o lievi, gli anziani affetti da Morbo di Alzheimer o altre malattie invalidanti, le persone affette da ludopatie o dipendenze da alcool o da droghe, ecc.

L’amministrazione di sostegno, si caratterizza per essere uno strumento flessibile, duttile e performabile al caso specifico, un vero e proprio “abito cucito su misura del beneficario“, per usare le parole del prof. Paolo Cendon, promotore della legge sull’amministrazione di sostegno.

L’iniziativa per la nomina dell’amministratore di sostegno può essere assunta dal diretto interessato, dai familiari ovvero dai Servizi Sociali e dal Pubblico Ministero, quando vi siano determinate condizioni. La procedura per la nomina dell’amministratore di sostegno è particolarmente snella e libera da orpelli procedurali.

Il giudizio si svolge interamente davanti al Giudice Tutelare, il quale ha anzitutto il compito di verificare la sussistenza della condizione di fragilità della persona che costituisce il presupposto per la nomina dell’amministratore di sostegno. Il diretto interessato dev’essere sempre sentito dal Giudice, salvi i casi in cui le condizioni psico-fisiche della persona non consentano l’audizione.

La condizione di fragilità del potenziale beneficiario dev’essere sempre accuratamente dimostrata, mediante la produzione in giudizio della documentazione medico-sanitaria e, in alcuni casi, lo svolgimento di consulenza tecnica d’ufficio volta ad accertare le condizioni psico-fisiche del beneficiario. Una volta verificata la sussistenza dei presupposti, il Giudice Tutelare provvede alla nomina dell’amministratore di sostegno, privilegiando, nella scelta, se possibile le persone eventualmente indicate del beneficiario o comunque individuate all’interno della cerchia familiare.

In alcuni casi specifici, ad esempio quando vi sia conflitto tra i parenti del beneficiario, o quando i compiti assegnati all’amministratore di sostegno richiedano competenze tecniche specifiche, può essere nominata una persona estranea alla famiglia, scelta tra professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ecc.) di fiducia del giudice e di provata esperienza.

I compiti dell’amministratore di sostegno

Il beneficiario dell’amministrazione di sostegno – e questa è la peculiarità della misura, che la distingue dalle obsolete figure dell’interdizione e dell’inabilitazione – non viene privato della capacità di agire, ma viene affiancato dall’amministratore di sostegno, mantenendo la capacità di compiere in autonomia i gesti della vita quotidiana (andare a prendere il giornale, fare la spesa, effettuare piccoli acquisti, ecc.) e tutte le attività che non sono espressamente demandate dal Giudice Tutelare all’amministratore di sostegno.

L’amministratore di sostegno, infatti, agisce affiancando il beneficiario oppure, qualora il Giudice Tutelare lo preveda, sostituendosi ad esso soltanto limitatamente ai compiti che gli sono espressamente attribuiti nel provvedimento con cui viene nominato. Questi compiti vengono calibrati alle esigenze specifiche del beneficiario: in genere, riguardano attività gestorie di natura economica, quali i rapporti con gli enti previdenziali e con gli istituti di credito (ad esempio: chiedere la pensione di invalidità e il suo accredito sul conto corrente del beneficiario), la locazione di immobili, l’allaccio delle utenze, gli investimenti di somme di danaro, ecc.

L’amministratore di sostegno deve rendere conto del proprio operato periodicamente al Giudice Tutelare. Per alcuni tipi di attività di natura straordinaria, quali ad esempio la vendita di immobili o l’accettazione di eredità ed altri, è sempre necessario la specifica autorizzazione del Giudice Tutelare. In alcuni specifici casi, l’amministratore di sostegno può essere autorizzato dal Giudice Tutelare a compiere le scelte sanitarie in vece del beneficiario: questo accade quando il beneficiario non sia in grado di esprimere la propria volontà al riguardo, poichè affetto da deficit cognitivo o grave patologia psichica o fisica (come ad esempio, in caso di persone in stato vegetativo).

La nomina dell’amministrazione di sostegno può essere a tempo indeterminato o temporanea, qualora la condizione di fragilità del beneficiario abbia natura provvisoria.

La sostituzione e la revoca dell’amministratore di sostegno

E’ sempre possibile per il beneficiario ed i familiari chiedere la revoca dell’amministrazione di sostegno, quando la condizione di salute del beneficiario che è stata motivo della nomina sia venuta meno.

Ad esempio, in caso di disintossicazione da stupefacenti o in ipotesi di malattia temporanea. E’ inoltre possibile, qualora vi siano specifici motivi, richiedere la sostituzione della persona indicata dal Giudice quale amministratore di sostegno. L’amministratore di sostegno deve attenersi alle prescrizioni del Giudice Tutelare, svolgendo il proprio ruolo nell’interesse esclusivo del beneficiario.

Lo studio legale Barbara D’Angelo offre assistenza nella procedura dell’amministrazione di sostegno, occupandosi della redazione del ricorso introduttivo e dell’assistenza legale in tutto l’iter processuale, con competenza ed elevata professionalità.

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