Assistenza legale nelle adozioni nazionali e internazionali

avvocato per adottare un bambinoL’adozione è un fondamentale strumento di tutela e protezione dei minori senza famiglia. Scopo dell’adozione è consentire al minore in stato di abbandono di crescere fruendo dell’apporto affettivo di una famiglia, in grado di fornirgli il sostegno affettivo ed economico necessario alla sua sana ed equilibrata crescita.

Lo studio dell’avv. Barbara D’Angelo presta consulenza ed assistenza nelle procedure di adozione occupandosi, in particolare, di

  • adozione nazionale
  • adozione internazionale
  • affidamento familiare
  • adozione in casi particolari
  • adozione da parte di single
  • adozione di maggiorenni.

L’avv. Barbara D’Angelo assiste le persone che intendano accedere all’adozione o all’affidamento familiare, seguendole passo a passo durante tutto l’iter processuale. Per meglio accompagnare i propri clienti in questo delicato ed importante percorso, l’avv. Barbara D’Angelo si avvale della collaborazione di psicologi, psicoterapeuti e pedagogisti qualificati in grado di apportare proficuo supporto anche sotto il profilo psicologico e delle relazioni umane.

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L’adozione di minori

L’adozione è un istituto previsto e regolato dalla legge n. 183 del 1984 che consente ad un minore che si trovi in stato di abbandono di entrare a far parte di un’altra famiglia acquisendo a tutti gli effetti lo status di figlio dei genitori adottanti.

Presupposto dell’adozione è dunque la dichiarazione dello stato di abbandono del minore, la quale viene emessa dal Tribunale dei Minorenni previa accurata verifica dell’effettiva sussistenza di una situazione di abbandono del minore, consistente nella mancanza di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, salvo il caso in cui detta mancanza non sia dovuta a causa di forza maggiore di carattere transitorio.

Al riguardo, è bene sottolineare che l’art. 1 della legge 183/1984 sancisce solennemente che “il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia“, riconoscendo dunque un ruolo prioritario alla famiglia d’origine del minore.

Ed ugualmente la giurisprudenza ha acclarato che la dichiarazione dello stato di abbandono costituisce la soluzione estrema, da applicarsi laddove non siano praticabili o siano risultati infruttuosi gli interventi di sostegno tesi a rimuovere situazioni di difficoltà o disagio in cui si trova la famiglia d’origine del minore interessato.

La procedura per la dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore si svolge davanti al Tribunale per i Minorenni. Sono parti necessarie del procedimento i genitori o, qualora il minore sia orfano, i parenti entro il quarto grado.

L’adozione nazionale: i requisiti e il decreto di idoneità

Si parla di adozione nazionale con riferimento alla posizione dei genitori che intendano adottare un minore in ambito nazionale. La legge 183/1984 stabilisce, all’art. 6, i requisiti che le coppie che intendono adottare debbono possedere. Sostanzialmente i requisiti sono tre:

1) é previsto che gli addottanti debbano essere coniugati e conviventi da almeno tre anni, senza che sia intervenuta separazione, anche solo di fatto. Nel computo del periodo viene considerata anche la convivenza precedente al matrimonio.

2) l’età degli adottanti deve superare di almeno 18 anni l’età dell’adottando, ma non deve superarla di 45 anni. I limiti d’età possono essere derogati dal Tribunale dei minori quando si accerti che dalla mancata adozione deriverebbe un danno grave ed irreparabile per il minore stesso, che rischierebbe di non poter essere adottato per violazione dei limiti stabiliti. È inoltre possibile ottenere l’adozione quando il limite di età dei 45 anni sia superato da uno solo dei coniugi per un massimo di dieci anni, o qualora i coniugi siano genitori di figli, anche adottivi, dei quali almeno uno sia minore d’età, ed infine qualora l’adozione riguardi un fratello o una sorella del minore già adottato dalla stessa coppia.

3) la coppia dev’essere idonea ad educare, istruire e mantenere i minori che intende adottare. La valutazione dell’idoneità viene effettuata dai Servizi sociali, su incarico del Tribunale per i minorenni.

Per accedere all’adozione è necessario presentare domanda al Tribunale per i minorenni del distretto di residenza dei richiedenti.

Nel procedimento è obbligatoria l’audizione degli interessati. Il Tribunale, verificata la sussistenza dei requisiti di cui sopra, emette decreto di idoneità all’adozione nazionale. Il decreto ha validità tre anni. Decorso tale termine, è necessario presentare una nuova domanda.

Una volta ottenuto il decreto di idoneità all’adozione nazionale, la coppia può accedere all’adozione. Può accadere che, nonostante la presenza dei requisiti oggettivi (matrimonio, convivenza ultratriennale ed età) la valutazione dell’idoneità all’adozione da parte degli operatori sociali o del Tribunale sia negativa, e dunque che il procedimento si concluda con un decreto di inidoneità all’adozione.

Contro questo provvedimento è possibile presentare reclamo, chiedendo alla Corte d’Appello territorialmente competente di riesaminare il caso.

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L’affidamento temporaneo

L’affidamento preadottivo costituisce una fase della procedura di adozione, e va tenuto distinto dall’affidamento temporaneo, il quale ha finalità e presupposti del tutto diversi.

L’affidamento temporaneo è , infatti, uno strumento di supporto ai minori in difficoltà, il cui scopo è fornire aiuto immediato ad un minore privo anche solo momentaneamente di un ambiente familiare adeguato. Si tratta, dunque, di una misura d’emergenza, che viene disposta quando la famiglia d’origine del minore non sia in grado temporaneamente di prendersene cura, per le ragioni più disparate.

Non presuppone, dunque, lo stato di abbandono del minore, nè richiede che gli affidatari presentino i requisiti richiesti per l’adozione.

L’affidamento temporaneo viene disposto dal Tribunale per i minorenni, nel superiore interesse del minore, nell’ambito delle procedure giudiziali volte all’adozione di provvedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale dei genitori biologici. Si tratta del cosiddetto affidamento giudiziale.

Può essere inoltre disposto dai Servizi Sociali, quando vi sia il consenso dei genitori biologici; l’affidamento, in questo caso, viene reso esecutivo dal Giudice Tutelare. Si parla di affidamento consensuale. Il minore può essere affidato ad una famiglia o ad una persona singola. La collocazione presso una comunità di tipo familiare è invece un’opzione residuale, attivabile soltanto laddove non sia possibile fare altrimenti, mentre il collocamento presso istituti di assistenza è vietato per legge dal 2006.

L’obiettivo è quello di consentire al minore di crescere in un contesto familiare, che sia in grado di garantirgli educazione, istruzione e mantenimento e gli consenta di sviluppare le relazioni affettive indispensabili per la sua sana ed equilibrata crescita.

L’affidamento temporaneo si caratterizza per il fatto che vengono mantenuti i rapporti tra il minore e la famiglia d’origine. La disponibilità all’affidamento temporaneo è una scelta importante e molto delicata: i genitori affidatari offrono infatti al minore il loro supporto, senza velleità di sostituirsi ai genitori biologici, i quali comunque mantengono il loro ruolo genitoriale, seppure con le limitazioni stabilite dal Tribunale.

Fare i genitori affidatari significa accogliere un minore presso di sè, occupandosi del suo mantenimento, della sua istruzione e della sua educazione, con la consapevolezza che si tratta di un’accoglienza temporanea e reversibile.

La legge stabilisce la durata massima dell’affidamento familiare in due anni, prorogabili in casi specifici. Può accadere, infatti, che nonostante le misure di sostegno attivate dal Tribunale per i minorenni e dai Servizi Sociali, la famiglia d’origine del minore non sia in grado di superare le problematiche che avevano condotto all’allontanamento del figlio.

Nei casi più gravi, quando i genitori biologici non siano in grado di provvedere alla crescita ed all’educazione del figlio, il Tribunale accerta che il minore è in stato di abbandono e da corso alla sua adozione.

In altri casi, purtroppo non rari, quando il Tribunale verifica che non vi sono i presupposti per la dichiarazione dello stato di abbandono che – come detto sopra -costituisce l’extrema ratio, ma che comunque la famiglia biologica presenta ancora difficoltà tali da sconsigliare il rientro del minore, è invalsa la prassi degli affidamenti sine die, affidamenti cioè prorogati di volta in volta fino al raggiungimento della maggiore età del minore.

Su tali situazioni è di recente intervenuto il legislatore, con la legge 173 del 19.10.2015, in vigore dal 13 novembre 2015, la quale ha finalmente attribuito rilievo al legame affettivo instauratosi tra il minore e la famiglia affidataria, prevedendo una sorta di corsia preferenziale per i genitori affidatari per il caso in cui il minore che hanno in affidamento venga dichiarato in stato di adottabilità. Si tratta di un importante passo avanti del nostro ordinamento nella tutela dei diritti del minore.

Accade spesso che il tempo in cui il Tribunale per i minorenni verifica la sussistenza dei presupposti per la dichiarazione di adottabilità non sia breve e dunque che il minore, collocato in affidamento temporaneo presso una famiglia costituisca con questa famiglia un legame affettivo profondo e radicato, il quale viene di fatto interrotto al momento della collocazione presso la diversa famiglia adottante. Fino alla recente legge, a questo legame tra il minore e la famiglia affidataria non veniva riconosciuto alcun peso, quasi non facesse parte della storia del minore.

Ora, invece, viene riconosciuto rilievo giuridico a questa importante fase della vita del minore, ed anzi la relazione affettiva con i genitori affidatari viene tutelata non solo riconoscendo a questi un ruolo preferenziale nella futura adozione, ma anche prevedendo che nelle ipotesi di rientro del minore nella famiglia d’origine o di adozione da parte di un’altra famiglia, debba essere preservata la relazione affettiva tra il minore e la famiglia affidataria, quando ciò risponda all’interesse del minore.

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L’adozione internazionale

adottare un bambinoL’adozione internazionale è l’adozione di un minore straniero ed è disciplinata dalla Convenzione de L’Aja del 1993, ratificata in Italia con la legge 476 del 1998.

Presupposto indispensabile per l’adozione internazionale è che il minore sia dichiarato in condizione di abbandono. Gli accertamenti al riguardo vengono effettuati dalle autorità dello Stato di provenienza del minore, secondo i parametri stabiliti dalla Convenzione de L’Aja.

I genitori che intendano accedere all’adozione internazionale devono ottenere l’idoneità all’adozione internazionale da parte del Tribunale per i minorenni del luogo di loro residenza.

Sono richiesti i medesimi requisiti necessari per l’adozione nazionale.

Ai fini della valutazione dell’idoneità all’adozione vengono svolte dal Tribunale, tramite i Servizi Sociali, accurate indagini sulla capacità dei richiedenti di accogliere nella loro famiglia un minore straniero: viene, in particolare, richiesta una sorta di “super idoneità“, poichè spesso l’accoglienza dei bambini stranieri presenta difficoltà legate all’adattamento del bambino ad un contesto diverso per cultura, tradizioni e lingua da quelli d’origine o a traumi rilevanti che il bambino può aver subito anche in tenera età.

L’idoneità all’adozione internazionale viene disposta dal Tribunale per i minorenni con decreto, impugnabile in Corte d’Appello.

Una volta ottenuta l’idoneità all’adozione internazionale, i coniugi devono rivolgersi agli Enti appositamente autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali, autorità che in Italia presiede la gestione delle procedure di adozione internazionale.

L’adozione può essere effettuata validamente soltanto mediante gli Enti Autorizzati. Diversamente non ha validità nel nostro ordinamento, ed è passibile di sanzione penale.

Gli enti autorizzati svolgono le pratiche di adozione nel paese straniero, occupandosi di tutti i profili pratici necessari perchè l’adozione possa realizzarsi, dall’abbinamento della coppia con il bambino, all’emissione del provvedimento di adozione all’estero fino all’autorizzazione all’ingresso in Italia del minore.

L’autorizzazione all’ingresso ed alla permanenza del minore in Italia viene data dalla Commissione per le adozioni internazionali, tenendo conto dell’interesse prioritario del minore ed una volta verificato il rispetto della normativa.

Il provvedimento di adozione è immediatamente efficace nel nostro ordinamento e viene trascritto nei registri dello Stato civile, previa autorizzazione del Tribunale dei minorenni. Con il provvedimento di adozione il minore straniero acquista lo status di figlio degli adottanti, assume il cognome del padre, e con la trascrizione del provvedimento nei registri dello Stato civile acquista la cittadinanza italiana.

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L’adozione in casi particolari

Si parla di adozione in casi particolari per indicare le specifiche ipotesi previste dall’art. 44 delle legge 183/1984.

Come l’adozione piena, l’adozione in casi particolari è tesa a realizzare l’interesse del minore, ma si caratterizza, ed in ciò si distingue dall’adozione vera e propria, per il fatto che i rapporti tra il minore e la famiglia d’origine non vengono rescissi.

Semplicemente si individua un’altra persona che assolve i doveri genitoriali di istruzione, educazione e mantenimento del minore ed esercita la responsabilità genitoriale. L’adozione in casi particolari non richiede, dunque, che il minore venga dichiarato in stato di abbandono, ma può intervenire soltanto nei seguenti circoscritti casi:

a) nel caso in cui il minore sia orfano di padre o di madre, può essere adottato dai parenti fino al sesto grado o da persone legate al minore da un preesistente rapporto stabile e duraturo, anche maturato nell’ambito di un prolungato periodo di affidamento familiare;

b) il coniuge può adottare il minore figlio, anche adottivo, dell’altro coniuge. La fattispecie riguarda, ad esempio, il caso di una persona che contrae matrimonio con una persona vedova con un figlio minore, o con una persona che già abbia un figlio nato fuori dal matrimonio. La norma prevede il rapporto di matrimonio tra il genitore adottivo e il genitore biologico dell’adottato, ma la giurisprudenza più evoluta ha riconosciuto valida anche la convivenza more uxorio.

c) altro caso è quello del minore disabile ai sensi della legge 104/1992 che sia orfano di entrambi i genitori;

d) infine, si può dar corso all’adozione in casi particolari quando non sia possibile procedere all’affidamento preadottivo; ciò accade, ad esempio, quanto il minore è prossimo al compimento dei diciotto anni d’età oppure, secondo un’interpretazione più ampia, quando non vi siano i presupposti per la dichiarazione dello stato di abbandono.

L’adozione in casi particolari, dunque, non richiede il rapporto di matrimonio tra gli adottanti, è sufficiente che essi siano conviventi in modo stabile.

Questo costituisce un importante elemento di differenziazione rispetto all’adozione piena, che ha condotto la giurisprudenza più avanzata ad applicare questa specifica forma di adozione al caso di persone singole o coppie dello stesso sesso. Limitatamente ai casi di cui al punto a) e d) è richiesta una differenza d’età di almeno 18 anni tra l’adottante ed il minore.

La procedura si svolge innanzi al Tribunale per i minorenni del luogo di residenza del minore.

E’ necessario il consenso, oltre che dell’adottante, del minore che abbia compiuto i 14 anni e dei genitori biologici del minore. Il rifiuto del genitore biologico esercente la responsabilità genitoriale sul minore non può essere superato. Invece, in caso di irreperibilità o impossibilità a prestare il consenso o in caso di rifiuto ingiustificato o contrario all’interesse del minore espresso da genitore non esercente la responsabilità genitoriale per provvedimento del giudice, il Tribunale per i minorenni può comunque pronunciare l’adozione nell’interesse prioritario del minore.

Quali sono gli effetti dell’adozione in casi particolari?

Anzitutto, il genitore adottivo assume l’obbligo di educare, istruire e mantenere il figlio adottato, e sul medesimo esercita la responsabilità genitoriale; l’adottato assume il cognome dell’adottante anteponendolo al proprio ed acquista i diritti ereditari nei confronti di colui che l’ha adottato, al pari degli eventuali figli biologici. Per contro, non si costituisce alcun diritto successorio in favore del genitore adottivo nei confronti del minore.

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L’adozione da parte di persone single e coppie non sposate

adozione da parte di singleL’adozione di minori da parte di persona single o da parte di una coppia non coniugata è possibile nel nostro ordinamento soltanto in forma di adozione in casi particolari (di cui si è detto sopra).

Per accedere all’adozione piena, l’attuale normativa prevede quale requisito necessario per gli adottanti l’essere coniugati.

Sotto questo profilo il nostro ordinamento non è al passo con molti ordinamenti esteri, anche europei, che consentono l’adozione anche da parte di persone non coniugate nè conviventi. In quest’ottica, il recente intervento di modifica della normativa sull’adozione (legge 173/2015) rappresenta un’occasione mancata: è stato infatti riconosciuto il diritto alla continuità affettiva dei minori in affidamento familiare, agevolando l’adozione da parte dei genitori affidatari, ma non sono stati emendati i requisiti per l’adozione piena, in tal modo realizzando una illegittima compromissione dei diritti dei minori che sono affidati a persone singole.

Va tuttavia evidenziato che nell’ultimo periodo vi è stata una notevole apertura della giurisprudenza, anche di Cassazione, verso il riconoscimento dell’adozione di minori anche per le coppie non sposate.

I casi giurisprudenziali balzati agli onori della cronoca riguardano coppie composte da partner dello stesso sesso, ma è pacifico che i criteri valutativi utilizzati dai giudici per il riconoscimento dei presupposti per l’adozione del figlio del partner (c.d. stepchild adoption) possono essere applicati a tutti i casi di coppie non sposate, anche eterosessuali. Si veda, al riguardo, l’articolo del blog sulla sentenza della Corte di Cassazione n. 12962/2016. 

L’adozione di persona maggiorenne

Si tratta di un particolare istituto, disciplinato dagli artt. 291 e segg. del Codice Civile, creato in origine al fine di permettere di costituire un rapporto di discendenza a chi non aveva figli. E’ vietata dunque a coloro che abbiano figli minorenni. Se invece l’adottante ha figli maggiorenni è necessario il loro consenso, ed allo stesso modo è necessario il consenso del coniuge dell’adottante.

E’ necessario, inoltre, il consenso dei genitori della persona da adottare, nonchè, se coniugata, del coniuge.

La legge stabilisce che l’adottante debba avere almeno 35 anni (ma in casi particolari, il Tribunale può autorizzare l’adozione anche per chi abbia compiuto i 30 anni d’età). In ogni caso, l’adottante deve avere almeno 18 anni in più dell’adottato.

L’iter processuale è piuttosto snello e si svolge innanzi al Presidente del Tribunale del luogo di residenza dell’adottante.

Una volta emesso il provvedimento di adozione, l’adottato acquista il cognome dell’adottante, anteponendolo al proprio, ed acquisisce i diritti successori nei confronti del medesimo, ponendosi nella medesima posizione degli eventuali altri figli. L’adottato poi ottiene il diritto agli alimenti.

L’adottato conserva tutti i diritti e i doveri verso la sua famiglia di origine e l’adozione non crea alcun rapporto giuridico tra l’adottante e la famiglia dell’adottato né tra l’adottato e i parenti dell’adottante. L’adozione non attribuisce all’adottante alcun diritto di successione.

L’adozione esplica i suoi effetti dalla data del decreto che la pronuncia. Fino all’emissione del decreto sia l’adottante che l’adottando possono revocare il loro consenso.

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